Minifest della Filosofia – Ludimus effigiem belli – Guerra, gioco, insurrezione

“Ci dicono che la guerra è tornata. In realtà non se n’è mai andata: ha solo cambiato forma. Oggi non è più l’evento che interrompe la pace, ma il dispositivo attraverso cui viene amministrato il mondo. Più che guerre tra Stati, vediamo guerre per procura, conflitti diffusi che attraversano territori, popolazioni e infrastrutture.

Questo intervento non propone l’ennesima analisi geopolitica. Non parla da sociologo né da stratega. Si muove piuttosto su un piano teorico e genealogico: prova a interrogare che cosa stia diventando la guerra come forma politica. Del resto, l’ottusità dei geopolitici – che continuano a immaginare il mondo come un tavolo di Risiko dove Stati sostanziali inseguono interessi territoriali – dice più sul loro immaginario impoverito che sulla realtà del conflitto contemporaneo.
La guerra dell’Impero funziona sempre più come un gioco di sterminio amministrato. Droni, bombardamenti “chirurgici”, operazioni speciali, milizie proxy: un dispositivo che distribuisce la violenza senza mai dichiararla davvero e che presenta la distruzione come sicurezza e stabilizzazione. È l’estetizzazione della catastrofe di cui parlava Walter Benjamin: la guerra trasformata in spettacolo tecnico permanente.
Ma proprio qui emerge il paradosso: questa guerra è un gioco truccato, un dispositivo strategico controllato dall’alto in cui il conflitto viene amministrato per riprodurre l’ordine esistente.

Eppure il conflitto può assumere un’altra forma. Per Giorgio Agamben la stásis – la guerra civile – non è un incidente della politica, ma uno dei suoi paradigmi fondamentali: il momento in cui la città si divide e il conflitto diventa visibile.
La domanda diventa allora inevitabile: come pensare una guerra insurrezionale? In base a quale modello? Non quello della guerra statale, ma quello di una stásis giocata: una guerra civile che sottrae il conflitto alla macchina imperiale dello sterminio e lo riporta sul terreno strategico delle lotte tra forme di vita.

Relatore: Lorenzo Mizzau, dottorando in filosofia presso la Leuphana Universität Lüneburg. Ha conseguito la laurea magistrale in filosofia presso l’Università degli Studi di Torino, discutendo una tesi sulle implicazioni teologico-politiche del concetto di metafora. Borsista presso l’Istituto Italiano degli Studi Filosofici, ha pubblicato contributi su rivista e svolge attività di traduzione e curatela. I suoi interessi di ricerca ruotano attorno alla filosofia classica tedesca, ai rapporti tra teologia politica e linguaggio e alla questione del messianismo (con particolare riferimento al pensiero di Walter Benjamin).

📅 Giovedì 26 marzo
🕒 Ore 18.30
🎟️ Ingresso sottoscr. libera con Tessera Arci
📍 Sottoscala9 – Via Isonzo, 194 (LT)