Ritorno al futuro? Il nucleare sostenibile e l’insostenibile leggerezza di chi ne parla.
A 40 anni dalla chiusura della centrale nucleare di Borgo Sabotino (Latina), il governo italiano torna a parlare della reintroduzione della fonte nucleare nel mix energetico nazionale attraverso reattori piccoli, flessibili, modulari, e sostenibili.
Ma cosa significa in pratica tutto ciò?
Il dibattito pubblico ha già assunto toni propagandistici, e si svolge senza reali occasioni di approfondimento su un tema assai complesso.
In questo incontro vorremmo cercare affrontare questa complessità ponendoci delle domande alla luce di alcuni fatti: due referendum nucleari svolti, un lungo, lento, tortuoso, e costosissimo processo di smantellamento delle centrali italiane che sembra non finire mai, il promesso e mai realizzato deposito unico nazionale dei rifiuti radioattivi, l’ennesima crisi energetica dovuta alle guerre in Ucraina e in Medio Oriente, e l’ormai conclamato cambiamento climatico.
Ha senso tornare a parlare di nucleare senza considerare il “peso della storia”?
Ha senso parlare di nucleare senza conoscere i territori dove il nucleare c’è già stato e dove le sue tracce permangono?
Partendo dal sito di Borgo Sabotino vorremmo cominciare a riflettere a ragion veduta sull’ipotetico ritorno al nucleare, sulle premesse che ne dovrebbero giustificare il rilancio, e sui fattori che non vengono mai presi in considerazione da chi lo caldeggia.
Presenta Paolo Gruppuso, interviene Davide Orsini
📅 Mercoledì 15 Luglio
🕢 Ore 18:30
📍 Sottoscala9 — Via Isonzo 194 (LT)
🎟️ Sottoscrizione Libera con Tessera Arci
